Caro-materiali, il MIT ammette 860 cantieri a 696 milioni di euro di contributi

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sosterrà i cantieri pubblici alle prese con gli effetti dell’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione.

Con il decreto direttoriale 54 del 30 aprile 2026, il Mit ha ammesso al Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche 860 richieste presentate dalle stazioni appaltanti, per un importo complessivo di 695,9 milioni di euro. Le domande accolte derivano dalla prima finestra temporale del 2025, relativa alle lavorazioni eseguite o contabilizzate tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2025. Le richieste erano state presentate tra il 1° e il 31 luglio 2025, secondo le modalità stabilite dal DM 106/2025. Per le lavorazioni contabilizzate dal 1° giugno al 31 dicembre 2025 è prevista una seconda finestra di accesso, aperta dal 1° al 28 febbraio 2026.

Ammesse 860 richieste su 905

L’istruttoria ministeriale ha riguardato 905 richieste di accesso al Fondo. Al termine delle verifiche, il Mit ha ritenuto ammissibili 860 istanze, mentre le altre sono state escluse per diverse motivazioni, tra cui la presentazione oltre i termini previsti, il riferimento a contratti di servizi e forniture anziché a lavori pubblici oppure la sovrapposizione con altri strumenti di compensazione già utilizzati.

L’ammissione al finanziamento – specifica il decreto – non comporta automaticamente il diritto al riconoscimento alla stazione appaltante del contributo, il quale potrà essere erogato unicamente laddove venga assicurata, nello stato di previsione del Mit, la capienza degli stanziamenti. Le somme saranno liquidate con successivi provvedimenti di impegno e pagamento, seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle domande e nei limiti delle disponibilità di bilancio.

I principali beneficiari dei contributi

Dall’elenco allegato al decreto emerge una forte concentrazione delle risorse sui grandi soggetti attuatori delle infrastrutture nazionali e su alcune importanti opere sanitarie e territoriali.

Tra i principali beneficiari figurano:

Rete Ferroviaria Italiana (RFI) con circa 222 milioni di euro;

Anas con oltre 54 milioni di euro;

Provincia autonoma di Bolzano con 37,2 milioni di euro;

Comune di Bologna con circa 23,6 milioni di euro;

Azienda ospedaliero-universitaria pisana con 23,4 milioni di euro;

Comune di Firenze con 17,9 milioni di euro;

Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale con 17,3 milioni di euro;

Regione Calabria con 9,5 milioni di euro;

Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano con 6,8 milioni di euro.

Tra gli importi più rilevanti compaiono contributi destinati ad aziende sanitarie, università, enti locali, gestori del servizio idrico e altre infrastrutture strategiche distribuite sull’intero territorio nazionale.

Le risorse possono essere richieste per appalti pubblici di lavori, accordi quadro, concessioni e contratti delle società del gruppo Ferrovie dello Stato e di Anas che rientrano nelle condizioni previste dall’articolo 26 del Decreto Aiuti (DL 50/2022) e dal DM 106/2025.

L’ultima legge di Bilancio ha prorogato il meccanismo, prevedendo una dotazione di 300 milioni di euro per il 2025 e 100 milioni per il 2026, nell’ambito del Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche.

Parallelamente, il Governo sta lavorando alla piena attuazione del nuovo sistema di revisione prezzi introdotto dal Codice dei contratti pubblici, con l’obiettivo di ridurre il ricorso a misure emergenziali e rendere più stabile la gestione degli aumenti dei costi nei lavori pubblici.

Dal Fondo emergenziale alla revisione prezzi a regime

Il decreto si inserisce, infatti, nella fase di transizione tra gli strumenti emergenziali attivati per fronteggiare il caro-materiali e il sistema ordinario di revisione prezzi previsto dal nuovo Codice dei contratti pubblici.

L’obiettivo del Governo è superare il ricorso a finestre straordinarie di accesso ai fondi e rendere stabile l’adeguamento dei prezzi nei lavori pubblici attraverso il sistema di revisione prezzi a regime previsto dal nuovo Codice dei contratti.

In questo quadro si colloca il nuovo prezzario nazionale, che dovrà essere definito con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il MEF, previo parere della Conferenza Unificata, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio, quindi entro la fine di giugno 2026.