Avvalimento di garanzia: due sentenze del CdS

La corretta definizione dei contenuti del contratto di avvalimento costituisce a tutt’oggi uno dei profili di maggiore criticità dell’istituto. Tale criticità emerge con particolare riferimento all’avvali-mento dei così detti requisiti immateriali, quali fatturato e prestazioni analoghe; rispetto ad essi permangono infatti opinioni diver-se e un contrasto giurisprudenziale irrisolto sull’esatta individuazione dell’oggetto del relativo contratto. La questione nasce dalla particolare natura dei suddetti requisiti. Se infatti è ormai opinione comunemente accettata che l’avvalimento è istituto di carattere generale che come tale può essere utilizzato in relazione a tutti in-distintamente i requisiti di qualificazione, la problematica si complica nel momento in cui questo principio generale deve trovare applicazione ai casi concreti. Costituisce orientamento giurisprudenziale consolidato quello secondo cui l’oggetto del contratto di avvalimento non può essere generico, né risolversi nella mera ri-produzione della formula legislativa della «messa a disposizione» dei mezzi e delle risorse necessarie, ma deve invece contenere l’indicazione dettagliata ed esplicita di tali mezzi e risorse.
In termini operativi, questo orientamento non pone questioni particolari per i requisiti così detti materiali (macchinari, mezzi d’opera, tecnici). Infatti, sostanziandosi tali requisiti in elementi fisica-mente identificabili, l’oggetto del contratto di avvalimento non potrà che essere costituito dalla materiale messa a disposizione di tali elementi. Più complessa e controversa si presenta la questione con riferimento ai così detti requisiti immateriali. L’impossibilità di identificare gli stessi con elementi fisicamente individuabili lascia infatti aperto il tema di come vada definito, in concreto, l’oggetto del relativo contratto. Proprio su questo specifico profilo si sono succedute recentemente due pronunce del Consiglio di Stato.